Project Risk Management e certificazione PMI-RMP
Parte 2 - Dove andiamo?
Un’analisi dell’As-is in Italia, in Europa e nel mondo
di Massimo Martinati, PMP, PMI-RMP, PMI ATP PMP/RMP Instructor (aprile 2026)
Premessa
A valle della prima parte dell’articolo, in cui ho analizzato la situazione attuale del Project Risk Management e della professione, con particolare riferimento alla diffusione della certificazione PMI-RMP, questa seconda parte lancia uno sguardo verso il futuro della disciplina in Europa.
L’analisi dell’As-is proposto nella prima parte dell’articolo si concludeva sostenendo che il Project Risk Management è una disciplina in grande fermento in tutto il mondo, con particolare riferimento ai settori dell’Oil&gas e delle grandi opere infrastrutturali.
Relativamente alla professione e ai certificati PMI-RMP, emerge una legge empirica abbastanza chiara: l'indice RMP/PMP, ovvero l’incidenza dei certificati PMI-RMP rispetto al numero dei certificati PMP, cresce dove il Risk Management è reso esplicito da fattori esterni all'individuo, come contratti, normative, requisiti di procurement e cultura di governance consolidata. Dove questi fattori mancano, la certificazione PMI-RMP rimane una scelta personale di nicchia, di assoluto valore, ma indipendente dalla dimensione del mercato.
L’outlook europeo
Nei prossimi anni l’Europa sarà esposta a:
> megaprogetti complessi (energia, infrastrutture, difesa, transizione green,…)
> incertezza esogena (geopolitica, supply chain, regolazione,…)
> pressione su accountability dei fondi pubblici e PNRR‑like
Questi fattori faranno crescere la domanda di controllo dell’incertezza e, di conseguenza, del Project Risk Management.
In particolare, la transizione energetica è un'opportunità concreta. Se l'Europa sarà chiamata a gestire megaprogetti infrastrutturali con fondi pubblici e pressione sulla rendicontazione, la disciplina del Project Risk Managgement e quindi le professionalità certificate potrebbe crescere in modo non lineare, come è già avvenuto nell’area del Middle East e North Africa (MENA) in corrispondenza dei progetti dell’Oil & Gas e delle grandi opere infrastrutturali.
La certificazione PMI‑RMP in Europa passerà da specializzazione rara a competenza differenziante, e l’indice RMP/PMP potrebbe quadruplicare passando a circa il 4% soprattutto nei contesti maturi.
Il futuro del Project Risk Management interpretato dall’AI
Interpellando differenti sorgenti di AI, abbiamo fatto questa domanda:
Cosa si può prevedere per il futuro in Europa e in Italia relativamente all'evoluzione del Project Risk Management e quindi della certificazione PMI-RMP?
Abbiamo ricevuto e sintetizzato le seguenti risposte
Il futuro secondo Copilot
Il Project Risk Management (PRM) in Europa e in Italia è in una fase di evoluzione strutturale, e questo ha implicazioni dirette anche per il valore e il posizionamento della certificazione PMI‑RMP®.
Evoluzione del Project Risk Management in Europa
In Europa il PRM sta passando da disciplina operativa (”gestione del Risk register”) e documentale a competenza manageriale strategica.
Alcuni elementi chiave che confermano questo trend sono i seguenti:
> integrazione tra Enterprise Risk Management (ERM) e Project Risk Management
> forte attenzione a rischi di sistema, non solo tecnici
> utilizzo del PRM come supporto alle decisioni di investimento
Nei grandi programmi europei (infrastrutture, digitale, energia, difesa) il ruolo del Project Risk Manager è sempre più presente e coinvolto a monte, non solo in fase esecutiva.
Il perimetro si è molto ampliato e sono nate nuove categorie di rischio, tutte fortemente presenti nella maggior parte dei progetti. Tra queste
- Geopolitica, con impatto sulla supply chain, sanzioni e sul reshoring
- Cyber & dati, con impatti sulla sicurezza e sulla continuità operativa
- ESG / Sostenibilità, con impatto sulla compliance e sulla reputazione
- Sociale / stakeholder, con impatto sull’accettabilità e sulla generazione di conflitti
In Europa si sta affermando l’idea che un progetto può essere “on time - on budget – on quality”, ma comunque fallire se i rischi esterni non sono gestiti. Sempre più spesso si vede una professionalizzazione del ruolo di Project Risk Manager e una richiesta di competenze ibride (Project Management + Risk Management + Business Analysis).
La crescita del numero di certificati PMI-RMP in Europa è già in atto ed è prevista un’accelerazione nei prossimi 5 anni.
Evoluzione del Project Risk Management in Italia
Storicamente in Italia il rischio è visto come “problema”, non come variabile da governare e, di conseguenza, la gestione dei rischi è reattiva e non preventiva.
Tuttavia, qualcosa sta cambiando a causa del rafforzamento di controllo, audit, rendicontazione e una maggiore pressione su accountability dei dirigenti che il PNRR ha portato nella gestione di progetti complessi, controllati e multi‑stakeholder
Questo sta creando un bisogno reale di competenze strutturate di Risk Management, anche in ambito progettuale.
I settori con maggiore potenziale di Project Risk Management in Italia sono:
- Energia e utilities
- Infrastrutture e costruzioni
- Difesa
- ICT e trasformazione digitale
- Pubblica Amministrazione (programmi PNRR, grandi appalti)
- Pharma e life science
- Bancario/assicurativo (progetti regolati)
In questi contesti il Project Manager “generalista” non basta più e c’è sempre maggiore bisogno di ruoli capaci di governare l’incertezza complessiva.
Già oggi, Il forte interesse del settore Difesa non è un caso: è lì che esiste già la domanda strutturata, cioè contesti con rischi elevati, accountability pubblica e grandi capitali. Sono esattamente le condizioni che nel cluster MENA hanno fatto esplodere i numeri.
L'indice italiano RMP/PMP potrebbe muoversi verso il cluster anglofono (1,5–2%) nel giro di cinque anni.
In sintesi: l'Italia non è in una posizione critica, ma è in una posizione di attesa. Ha le condizioni per crescere nel Project Risk Management, ma manca ancora lo stimolo sistemico — normativo, contrattuale o settoriale — che trasformi la disciplina da competenza individuale a funzione riconosciuta nelle organizzazioni.
Nonostante il ritardo culturale, è prevista una forte accelerazione della certificazione PMI-RMP nei prossimi anni in Italia.
Il futuro della certificazione PMI‑RMP® in Europa e in Italia
La PMI‑RMP è una delle poche certificazioni sul Risk Management esplicitamente riconosciute a livello internazionale. Non sarà mai una certificazione “di massa”, diffusa come la PMP, ma resterà una certificazione di nicchia qualificata con un valore distintivo che segnala una competenza specialistica e matura.
Nei prossimi anni ci sarà un sempre maggiore interesse verso la certificazione PMI-RMP da parte di Project Manager senior, leader di PMO e consulenti direzionali.
Il futuro secondo ChatGPT
Pur se ancora di nicchia il Project Risk Management come disciplina autonoma e la certificazione PMI-RMP nel contesto europeo e italiano sono in forte evoluzione.
Il risk management come funzione strategica
Le organizzazioni stanno aumentando gli investimenti in gestione dei rischi (circa +36% previsto nei prossimi anni). Il rischio non è più solo “difensivo” (gestione delle minacce), ma anche abilitante (gestione delle opportunità).
Questo spinge verso l’integrazione tra il Project Risk Management e l’Enterprise Risk Management (ERM), spostando l’interesse e i ruoli più vicino al business e alla strategia
In Europa aumenteranno i progetti infrastrutturali (PNRR, transizione energetica,…) e quelli della digital transformation (AI, cybersecurity, cloud) e la supply chain globale diverrà sempre più instabile. Di conseguenza Il Project Risk Management diventa più quantitativo (analisi probabilistiche, simulazioni) e più continuo (non più fase a se stante, ma processo permanente).
Normative europee (ESG, cybersecurity, resilienza operativa) stanno creando obblighi formali di risk management e audit più stringenti. Questo favorisce la crescita di professionisti certificati e standardizzati.
Specificità italiana
La forte spinta del PNRR e l’avvio di grandi programmi hanno avviato molti progetti pubblici complessi e ad alto rischio. Di conseguenza è in atto una crescente attenzione alla governance e al controllo.
Ma la maturità media del risk management è ancora disomogenea e la cultura è tuttora “project-centric” più che “risk-centric”. Spesso il rischio è visto come attività accessoria e poche figure sono dedicate al Risk Management.
Tuttavia nei settori energy, construction, difesa, IT e finance la domanda sta crescendo rapidamente.
Evoluzione della certificazione PMI-RMP
La certificazione PMI-RMP del Project Management Institute oggi è molto specialistica e focalizzata su processi strutturati di gestione del rischio.
La previsione evolutiva vede una maggiore integrazione con il business e la strategia. Infatti come la certificazione PMP sta evolvendo verso temi più strategici come Business acumen e Value delivery, con un avvicinamento maggiore al Top Management aziendale nella presa di decisioni, probabilmente anche la PMI-RMP darà maggiore enfasi al Decision making strategico in funzione del Risk appetite dell’organizzazione, e all’integrazione con la governance. Il professionista certificato dovrà essere in grado di interpretare modelli e non solo applicare processi.
È prevedibile un aumento della domanda di professionisti certificati PMI-RMP e questo accadrà in primis in grandi aziende, nella consulenza e nelle aziende operanti in settori regolati.
La crescita in Italia sarà costante e fortemente orientata alle aziende che operano in contesti internazionali e in progetti complessi.
In conclusione, si può affermare che in Europa e in Italia vedremo:
- una crescita del Project Risk Management come disciplina critica
- l’evoluzione del Risk Management verso approcci più strategici
- la certificazione PMI-RMP più valorizzata ma sempre specialistica
- un’adozione veloce e inevitabile nei grandi progetti
Il futuro secondo Claude
Di seguito gli scenari futuri per Europa e Italia nel Project Risk Management e sulla diffusione della certificazione PMI-RMP.
Il Risk Management diventa strategico, non più operativo
Il cambiamento più significativo in atto è culturale prima ancora che tecnico. Secondo il PMI Pulse of the Profession 2025, il fattore predittivo numero uno del successo di un progetto non è un tool tecnico, ma la business acumen — la capacità di leggere il contesto strategico. I leader di progetto più efficaci non si limitano a gestire deliverable, ma presidiano valore, rischio e opportunità.
Questo spostamento di paradigma ha conseguenze dirette: il Risk Manager non è più una figura di "guardia" che argina i problemi, ma un professionista che contribuisce alle decisioni strategiche dell'organizzazione.
Il contesto regolatorio europeo: una spinta potente alla domanda di competenze
L'Europa sta costruendo uno degli ambienti normativi sul rischio più complessi del mondo, e questo crea domanda diretta di professionisti qualificati:
- AI Act: entrato in vigore nell'agosto 2024, sarà pienamente applicabile nell'agosto 2026, con regole per i sistemi AI ad alto rischio già operative e un'ulteriore fase di applicazione estesa al 2027. Ogni organizzazione che sviluppa o utilizza sistemi AI dovrà integrare processi strutturati di risk assessment.
- CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) e CSDD (Corporate Sustainability Due Diligence Directive): le direttive europee su sostenibilità e due diligence stanno imponendo nuovi obblighi di risk management. Il cambiamento climatico, la biodiversità e la sostenibilità si trovano attualmente al sesto posto nella classifica dei rischi aziendali, ma si prevede che saliranno al quarto posto entro il 2028.
- NIS2 (Network and Information Security 2) e DORA (Digital Operational Resilience Act): nel settore finanziario e delle infrastrutture critiche, queste direttive impongono framework di resilienza operativa e gestione del rischio cyber che richiedono competenze certificate.
In Italia, questo quadro si sta traducendo in una crescente attenzione istituzionale al risk assessment, divenuto strategico per prevenire perdite operative e rafforzare la resilienza digitale.
I rischi emergenti che guidano la domanda in Europa
La survey europea "Risk in Focus 2025" mostra che la cybersecurity occupa la posizione di vertice per l'83% dei Chief Audit Executive. Allo stesso tempo, la trasformazione digitale, le nuove tecnologie e l'intelligenza artificiale hanno registrato una rapida ascesa, passando dal sesto al quarto posto rispetto al 2024.
A questi si aggiungono: instabilità geopolitica, volatilità delle supply chain globali, rischi climatici ESG e rischi reputazionali. Tutti ambiti dove la figura del Risk Manager di progetto diventa cruciale.
L'evoluzione della PMI-RMP
La certificazione PMI-RMP sta evolvendo su più fronti:
- Contenuti aggiornati: la versione più recente del curriculum PMI-RMP include ora ambienti agile, ibridi e rischi di livello enterprise, riflettendo la complessità dei contesti in cui operano i project manager contemporanei.
- Integrazione con AI e sostenibilità: PMI ha condotto una Job Task Analysis che ha valutato l'impatto di trend emergenti come l'intelligenza artificiale e la sostenibilità sulle aspettative professionali, incorporando questi temi negli esami di certificazione.
- Nuova certificazione PMP avanzata: il PMI ha avviato una nuova certificazione PMP focalizzata sui professionisti con competenze per gestire progetti ad alta complessità e alto rischio. Questo apre scenari interessanti per i titolari PMI-RMP che vogliono posizionarsi ulteriormente.
Il mercato del lavoro: dimensioni e crescita
I numeri del settore sono eloquenti. Sono previsti 50.000 nuovi posti di lavoro nel risk management entro il 2029, con una crescita annua dell'1,31%. Il mercato globale del risk management è stato stimato a 47,48 miliardi di dollari nel 2024 e potrebbe raggiungere gli 86,89 miliardi entro il 2029, con un tasso di crescita annuale composto (CAGR) del 12,84%.
Sul fronte enterprise, il mercato globale dell'Enterprise Risk Management è valutato a circa 5,93 miliardi di dollari nel 2026 e si prevede raggiunga i 12,13 miliardi entro il 2035, con un CAGR dell'8,9%. L'analisi del rischio basata sull'AI sta guadagnando terreno: è già adottata dal 61% delle grandi imprese.
In Europa, il contesto normativo (GDPR, Solvency II, AI Act) spinge sempre più organizzazioni a integrare approcci strutturati al risk management, con un ecosistema professionale in crescita.
Implicazioni specifiche per l'Italia
Il contesto italiano presenta alcune particolarità:
- PNRR e Next Generation EU: i fondi europei che transitano attraverso l'Italia impongono processi di project management e risk governance sempre più rigorosi. Le PA e le aziende coinvolte hanno bisogno di professionisti certificati.
- PMO in crescita: il tessuto delle medie imprese italiane sta iniziando ad adottare strutture PMO, dove la figura del Risk Manager di progetto trova collocazione naturale.
- Domanda nei settori regolamentati: banche, assicurazioni, utilities e infrastrutture critiche — tutti esposti a NIS2, DORA e AI Act — sono i principali driver di domanda nel mercato italiano.
- Gap di offerta formativa: il 39% delle organizzazioni cita lacune formative come ostacolo principale all'adozione di framework ERM, il che rappresenta un'opportunità per chi si certifica ora, posizionandosi come early mover in un mercato ancora poco saturo.
In sostanza, chi investe oggi nella PMI-RMP si posiziona su una competenza che la regolamentazione europea, la trasformazione digitale e la complessità dei mercati rendono sempre più centrale — sia per le grandi organizzazioni che per il mondo della consulenza.
Il futuro secondo PM Infinity
In Europa e in Italia è ragionevole prevedere che il Project Risk Management evolverà da disciplina prevalentemente tecnica e di controllo a capacità molto più strategica, integrata e adattiva. La direzione più coerente è quella di un risk management sempre più collegato non solo al singolo progetto, ma anche alla resilienza organizzativa, alla capacità decisionale del management e alla gestione dell’incertezza in contesti complessi. Le fonti PMI che ho consultato supportano in particolare quattro traiettorie: maggiore integrazione con la visione di rischio dell’organizzazione, uso crescente dell’AI, focus sulla resilienza e approcci più dinamici e flessibili.
Il Project Risk Management in Europa
Per l’Europa, il contesto normativo, geopolitico, tecnologico ed economico rende probabile una crescente attenzione a rischi che non sono più solo operativi o di schedule/cost, ma anche interdipendenti e sistemici. Questo significa che il project risk management tenderà a includere con più forza temi come disruption della supply chain, cybersecurity, dipendenze digitali, volatilità normativa, sostenibilità, compliance e impatto reputazionale. Anche quando questi elementi non nascono dentro il progetto, finiscono per influenzarne fattibilità, priorità, governance e benefici attesi. In pratica, il rischio di progetto sarà sempre meno gestito come un registro separato e sempre più come parte di un ecosistema decisionale più ampio.
Il Project Risk Management in Italia
In Italia questa evoluzione probabilmente sarà un po’ eterogenea. Le organizzazioni più mature, soprattutto nei settori infrastrutturali, energy, pharma, finance, IT, public sector e grandi trasformazioni aziendali, tenderanno ad adottare modelli di rischio più avanzati e integrati. In contesti meno maturi, invece, è possibile che il risk management resti ancora per qualche tempo molto orientato alla compliance formale o alla gestione reattiva dei problemi. Tuttavia la pressione del mercato, la maggiore complessità dei programmi di trasformazione e la necessità di giustificare investimenti e priorità renderanno sempre più difficile limitarsi a una visione burocratica del rischio. Il passaggio atteso è da “compilare il risk register” a “usare il rischio per decidere meglio”.
L'effetto AI sul Risk Management
Un’altra tendenza importante è l’uso crescente dell’intelligenza artificiale e dell’analisi dei dati. Qui serve equilibrio: non è realistico pensare che l’AI sostituisca il giudizio del project manager o del risk practitioner, ma è molto plausibile che diventi un acceleratore per identificazione precoce dei segnali deboli, analisi di pattern, monitoraggio continuo, simulazioni, prioritizzazione e reporting più tempestivo. Questo rende il profilo professionale del risk manager di progetto più evoluto: meno centrato sulla sola tecnica documentale e più orientato a interpretazione, governance, decision support e qualità del dato.
Di conseguenza, anche la PMI-RMP potrebbe diventare più rilevante, soprattutto se il mercato continuerà a richiedere professionisti capaci di trattare il rischio in modo non solo metodologico ma anche manageriale. Il valore della certificazione, in Europa e in Italia, dipenderà molto da come verrà percepita dalle organizzazioni: non come attestato specialistico astratto, ma come prova di competenza concreta nella gestione dell’incertezza, nella prioritizzazione delle risposte, nell’analisi qualitativa e quantitativa, nel collegamento tra rischio, obiettivi e benefici. Se il mercato del project management andrà davvero verso modelli più maturi, la PMI-RMP potrà rafforzarsi come certificazione distintiva per ruoli di PM, program manager, PMO leader, risk manager e transformation leader.
La certificazione PMI-RMP in Italia
C’è però anche un punto critico. In Italia la diffusione della PMI-RMP potrebbe crescere più lentamente rispetto a certificazioni più conosciute come la PMP, perché molte organizzazioni non hanno ancora una cultura del rischio sufficientemente strutturata da riconoscerne subito il valore specifico. Quindi, nel breve termine, la PMI-RMP resterà una certificazione di nicchia ad alto valore aggiunto soprattutto nei contesti più maturi o regolati. Nel medio-lungo termine, però, proprio l’aumento della complessità e dell’incertezza potrebbe spingere le aziende a cercare competenze specialistiche più mirate, e lì la PMI-RMP ha spazio per crescere.
Sintesi
In sintesi, la previsione più solida è questa: in Europa e in Italia il Project Risk Management tenderà a diventare più integrato con l’enterprise risk management, più data-driven, più orientato alla resilienza e più centrale nelle decisioni di business. In questo scenario la PMI-RMP acquisirà maggiore peso come certificazione specialistica capace di distinguere professionisti che sanno gestire l’incertezza in modo evoluto, non solo amministrarla. Il vero fattore abilitante non sarà soltanto la certificazione in sé, ma la maturazione del mercato verso una cultura in cui il rischio viene visto come leva di successo progettuale e organizzativo.
Una lettura pratica è questa: la PMI-RMP in Italia probabilmente non diventerà “di massa” come la PMP, ma ha buone probabilità di diventare più prestigiosa e più richiesta nei contesti ad alta complessità, dove la gestione del rischio è già, o sta diventando, una competenza critica.
Una sintesi complessiva dalle AI
Le quattro AI convergono su un messaggio centrale: il Project Risk Management è in transizione strutturale, e questa transizione è guidata da fattori esogeni (normativa UE, megaprogetti, instabilità geopolitica) più che da una spontanea maturazione culturale delle organizzazioni. La PMI-RMP resta una certificazione di nicchia qualificata — il suo valore cresce dove il mercato matura.
La divergenza più interessante tra le quattro sorgenti riguarda il profilo futuro del professionista certificato: Copilot e ChatGPT enfatizzano l'integrazione strategica, Claude porta i dati quantitativi di mercato e il ruolo normativo UE, mentre PMI Infinity — che attinge direttamente alle fonti PMI — offre la lettura più sfumata, identificando nel passaggio da "compilare il risk register" a "usare il rischio per decidere meglio" la vera discontinuità culturale in atto.


